Antonio Caldara

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Antonio Caldara nacque a Venezia nel 1670 o 1671.

La sua era una famiglia di musicisti: il padre, Giuseppeera un violinistae un altro parente (forse un fratello) di nome Andrea suonava il bassoCon una famiglia così predisposta agli strumenti a corda, non sorprende che Antonio suonasse, a sua volta, sia il violoncello che il violino. Antonio suonasse, a sua volta, sia il violoncello sia il violino.

Aveva anche una bella voce di contralto, tanto da percepire uno stipendio di ottanta ducati come cantore della Cappella ducale di San Marco, somma che venne ulteriormente aumentata a cento ducati nel 1698, segno di un avanzamento nei ranghi dei cantori di maggior bravura.

Il suo legame con San Marco rende anche probabile, sebbene non sia dimostrato, che sia stato allievo di Giovanni Legrenzi; del resto il primo oratorio di Caldara Il Trionfo della Continenza venne eseguito nel 1697 presso Santa Maria della Fava, la chiesa dell’ordine filippino a cui il Legrenzi era molto legato. Forse fu Legrenzi a introdurlo anche al coro di putte dell’Ospedaletto, le virtuose cantanti dell’ospizio di Santa Maria dei Derelitti?

Fin dalla sua fondazione nel ‘500 le putte cantavano in chiesa inni sacri;all’inizio era solo un modo per apprendere i fondamenti della religione, ma poi divennero così famose da diventare un’attività indipendente: con le offerte raccolte durante i concerti, infatti, si creava la dote per le fanciulle, permettendo loro di lasciare l’istituto e di sposarsi..

L’immensa bravura di queste interpreti era sicuramente un richiamo per i compositori della Serenissima, che dedicavano loro intere pagine di musica di pregio…e Antonio Caldara non fa eccezione!

Con il contributo della Regione Veneto,grazie alle ricerche della professoressa Marica Tacconi, di Liesl Odenweller e di Caterina Chiarcos,, Venice Music Project ha trascritto dall’Archivio musicale dell’Ospedaletto i mottetti a due voci del manoscritto 17 (RISM: I-Vire 17) presso la Biblioteca e Archivio delle Istituzioni di Ricovero e di Educazione IRE di Venezia..

Si tratta di sei mottetti che esplorano tutte le combinazioni di duetto possibili tra le quattro voci di soprano, alto, tenore e basso; le voci da un basso continuo che si può facilmente immaginare suonato alla tastiera, magari arricchito da violoncello, contrabbasso e tiorba.

Si tratta quindi di composizioni all’apparenza molto semplici, ma che consentono ai cantanti di esprimere tutta l’espressività della linea del canto, privi di una concertazione di contorno che potrebbe risultare fin troppo ricca. Un gioiello barocco luminoso e perfetto come può essere solo un filo di vere perle.

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